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		<title>fantasmi : fantasmi</title>
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		<description>fantasmi</description>
		<lastBuildDate>Fri, 19 Mar 2010 00:39:14 GMT</lastBuildDate>
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		<title>MARIUCCIA</title>
		<category>fantasmi</category>
		<pubDate>2008-04-04T22:14:25Z</pubDate>
		<description>MARIUCCIA Storia, Cronaca, Leggenda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi anni del settecento, nell’attuale piazza Cesare Battisti di Torre Annunziata, a pochi chilometri da Napoli, vi era una taverna molto frequentata da gente del popolo, gestita da tale Mariuccia, donna sola, slanciata ed energica, che gli avventori avevano trovato un certo giorno nell’esercizio al posto dell’ex gestore Gennarino, di cui si era dichiarata nipote, dopo che questi era misteriosamente scomparso e che molti ritenevano relegato in una qualche prigione borbonica per le sue malcelate idee repubblicane. La stessa Mariuccia, tra una mescita e l’altra, si abbandonava spesso a discutere di politica con alcuni frequentatori del locale, non nascondendo le sue propensioni antiborboniche; insomma ,vi erano sufficienti elementi per ritenere il luogo una sorta di fucina di idee rivoluzionarie tale da suscitare sospetti e sorveglianza, anche se discreta, da parte delle autorità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sospetti divennero certezza quando nel gennaio 1799 venne proclamata la Repubblica Partenopea; in quella piazza i festeggiamenti popolari furono più intensi che altrove e, nella cantina, Mariuccia ,visibilmente felice, offriva vino a volontà in un’atmosfera di generale tripudio. E fu nella stessa piazza che il popolo innalzò subito dopo l’albero della libertà ,costituito da un palo sulla cui cima era posto un berretto frigio, copricapo dei repubblicani durante la rivoluzione francese, già usato dagli antichi persiani e dai liberti ( ex schiavi) della Roma imperiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo qualche giorno, però, i clienti dell’osteria trovarono l’ingresso chiuso e nessuna notizia di Mariuccia, situazione che si protrasse fino al luglio dello stesso anno, il tempo, cioè, della durata della repubblica, poiché poco tempo dopo la restaurazione del potere borbonico il locale riaprì: ma&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gli avventori vi trovarono una Mariuccia diversa, triste, avvilita, delusa dalla caduta di quella che era sembrata una grande speranza di cambiamento. Nel frattempo l’albero era stato abbattuto e sostituito da un crocifisso di legno ( sostituito da uno di ferro nel 1919 e tuttora esistente).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora pochi giorni e una mattina tre uomini in borghese, non si sa se gendarmi o amici, vennero a prelevare Mariuccia con una carrozza dirigendosi rapidamente verso Napoli, tra lo stupore impotente di quanti assistettero alla scena; e quando si sparse la notizia vi furono i commenti più vari: l’avrebbero imprigionata ? Era stata rapita? Sarebbe stata impiccata? Ne parlavano quasi tutti con apprensione, non mancando, comunque, qualche raro commento di soddisfazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La notizia arrivò dopo qualche giorno : sulla strada tra Ercolano e Portici era stata fermata una carrozza senza guida, apparentemente vuota, che i cavalli continuavano a trainare per inerzia. La sorpresa si era avuta aprendo gli sportelli, poiché all’interno erano stati trovati i corpi dei tre uomini che avevano prelevato Mariuccia, uccisi a colpi di spada, ma della donna nessuna traccia, né mai in seguito si ebbero notizie sulla sua sorte. Le ipotesi su quanto era veramente accaduto furono tante: alcuni sostenevano che la donna fosse stata liberata da amici i quali avevano ucciso le guardie che l’avevano arrestata, altri erano convinti che i tre uomini, amici di Mariuccia, stavano tentando di condurla in qualche luogo segreto per sottrarla all’imminente arresto, venendo poi intercettati dai gendarmi che li avevano uccisi, portando via la rivoluzionaria per relegarla in una cella di chissà quale prigione del regno. Ma la fantasia dei popolani volle far assurgere l’episodio a leggenda, perché alla fine prevalse in essi il convincimento che la donna fosse stata liberata dalla spada dell’arcangelo Michele , giustiziere divino, e portata in cielo da cui ritornerebbe periodicamente vagando alla ricerca dello smarrito albero della libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>il principe di san severo</title>
		<category>fantasmi</category>
		<pubDate>2008-04-04T22:10:50Z</pubDate>
		<description>Il Principe di Sansevero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nato a Torremaggiore (Foggia) nel 1710 e morto a Napoli nel 1771.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La grande Scuola Alchemica Napoletana, che coinvolse e coinvolge studiosi di provato valore scientifico ed operò importantissime ricerche riguardanti i metalli e le loro proprietà ha il più noto rappresentante in Don Raimondo di Sangro, duca di Torremaggiore e principe di Sansevero, tra i massimi scienziati napoletani, indagatore ostinato ed elegante dei più diversi segreti della natura. Le sue scoperte spaziano dalla tipografia simultanea a più colori (irrealizzabile con le cognizioni dell&#039;epoca) alla balistica, alle proprietà dei metalli, alla decifrazione di linguaggi esoterici usati degli Indios del Perù, a preparati che indurivano le materie molli metallizzandole e pietrificandole (alcuni marmi esistenti nella sua celebre cappella sono di origine alchemica) o rendevano &amp;quot;a freddo&amp;quot; plastico il ferro e altri metalli. Grande anatomista, operò una &amp;quot;ricostruzione&amp;quot; delle reti venose del corpo umano con l&#039;aiuto del suo allievo Salerno. Ispiratore delle sculture &amp;quot;esoteriche&amp;quot; della citata cappella, fu Gran Maestro &amp;quot;pentito&amp;quot; della Massoneria napoletana e celò sotto l&#039;aspetto di &amp;quot;chimico-filosofo&amp;quot; la sua vera identità di iniziato ed alchimista. Raimondo di Sangro divenne principe di Sansevero molto presto, avendo ereditato il titolo, e le notevoli rendite che comportava, direttamente dal nonno Paolo, sesto principe di Sansevero, per la rinuncia al titolo del padre Antonio, vedovo, che dopo una vita alquanto dissoluta aveva rinunciato ai piaceri mondani per vestire l&#039;abito sacerdotale, consentendo così al giovane Raimondo di divenire il settimo principe della casata di Sansevero di Sangro, che ebbe come capostipite e primo principe (1587) Gianfrancesco, &amp;quot;Cecco&amp;quot; di Sangro. L&#039;antichissima stirpe dei conti dei Marsi e di Sangro, vantava una discendenza borgognona dallo stesso Carlo Magno; infatti lo stemma dei di Sangro è lo stemma dei discendenti dei duchi di Borgogna, che fondevano le stirpi carolingia, longobarda e normanna. Legatissima al potente Ordine Benedettino, la Casa di Sangro vanterà, oltre ad abati ed altissimi prelati, anche i santi Oderisio, Bernardo e Rosalia. Legati da vincoli di parentela con la potente casata furono quattro pontefici: Innocenzo III (1198-1216), Gregorio IX (1227-1241), che istituì la famigerata Santa Inquisizione contro l&#039;ammissione della quale nel regno di Carlo di Borbone si battè proprio il lontano discendente Raimondo di Sangro, Paolo IV Carafa (1555-1559) e Benedetto XIII (1724-1730). Proprio attraverso S. Bernardo la Casa si legò all&#039;Ordine Templare e ciò ci interessa per quanto riguarda il cammino iniziatico celato nella cappella di famiglia, quella Pietà dei Sangro di Sansevero, capolavoro dell&#039;ultimo barocco napoletano, voluta dal principe che rinnovò una precedente cappella come tempio di famiglia, chiamando a Napoli gli scultori Queirolo e Corradini accanto ai napoletani Sammartino, Celebrano, Persico e i pittori F. M. Russo e C. Amalfi. Artisti che si limitarono ad eseguire la particolare iconografia ideata dal principe, che fornì anche marmi e colori &amp;quot;alchemici&amp;quot;. Scrive Gennaro Aspreno Galante, fonte assolutamente attendibile nel 1872 : &amp;quot; ... egli costruì il cornicione ed i capitelli dei pilastri con un mastice da lui formato che parea madreperla...&amp;quot;. Le bellissime sculture della cappella Sansevero, che ornano i sepolcri degli antenati, soprattutto dei genitori del principe, sono perfette espressioni di una simbologia massonica-templare-rosacrociana di tale pregnanza ed impatto visivo che lasciano, anche nel visitatore profano, l&#039;impronta indelebile di un &amp;quot;messaggio&amp;quot; che se pur non recepisce, &amp;quot;avverte&amp;quot; con forza. Non tutti sanno che la zona sulla quale sorge il tempio della Pietà dei Sangro faceva parte del quartiere nilense, abitato dagli Alessandrini d&#039;Egitto, dove, nel tempio, si venerava la statua &amp;quot;velata&amp;quot; della dea Iside. La cappella, questo fondamentale &amp;quot;Libro di Pietra&amp;quot; della conoscenza, sorge quindi sul &amp;quot;luogo di forze&amp;quot; scelto dai primi sacerdoti alessandrini custodi della tradizione egizia di Neapolis. Nel suo palazzo &amp;quot;legato&amp;quot; da un passaggio aereo (oggi purtroppo distrutto e dal quale si scendeva nella cappella) il principe volle la sua officina di alchimista-scienziato, dove sperimentò dall&#039;impermeabilizzazione dei tessuti a quel Lume Eterno che avrebbe dovuto per sempre rifulgere nella cripta sotterranea ai piedi del Cristo morto. Tutta la simbologia del tempio desangriano si ispira all&#039;antica simbologia del Ripa (uno studioso che aveva fissato i canoni simbolici della Fortuna, Fortezza, Sapienza, Fede, Astronomia, Matematica, ecc.. Quasi sempre figure femminili con &amp;quot;oggetti&amp;quot; simbolici come : caducei, cornucopie, fiori, cuori, fiammelle, libri, compassi, genietti, il tutto rigorosamente spiegato nel suo testo usato per secoli dagli illustratori e dagli artisti in genere) con &amp;quot;innovazioni&amp;quot; che l&#039;antico testo iconografico non contemplava come nel caso del Cristo velato. Purtroppo di quanto era contenuto nella casa del principe di Sansevero (e che si trova minutamente descritto nelle varie edizioni della &amp;quot;Breve Nota di quel che si vede in casa del Principe di Sansevero Raimondo di Sangro&amp;quot; edite tra il 1766 e il 1769 e conservate nella Biblioteca Nazionale di Napoli, delle quali le prime due, del 1766 e del 1767, sono introvabili. La stessa famiglia del principe impaurita dalla censura papale e della &amp;quot;imposta&amp;quot; abiura del principe che consegnò alcuni elenchi di &amp;quot;fratelli&amp;quot; al pontefice e volendo far placare il gran rumore che si era fatto intorno a questa &amp;quot;abiura&amp;quot; che fece temere anche la vendetta di massoni ritenutisi traditi e abbandonati dallo stesso Gran Maestro, distrussero tutto quanto potesse collegare la memoria di Raimondo al mondo occulto. Ne fecero le spese tutte quelle realizzazioni scientifiche che avrebbero potuto di molto affrettare la scoperta di molti ritrovati odierni già ottenuti alchemicamente dal Sansevero. resta la inquietante testimonianza delle sue &amp;quot;macchine&amp;quot; anatomiche conservate dal principe in un&#039;apposita stanza del suo palazzo dall&#039;indicante nome di &amp;quot;appartamento della fenice&amp;quot; ed oggi in quella cripta ovale, che don Raimondo aveva prevista imitante una grotta naturale, necessaria per la meditazione degli apprendisti e poggiante su terra battuta, senza pavimentazione, per non impedire quelle vibrazioni naturali provenienti dal &amp;quot;luogo&amp;quot; isiaco sottostante e sorretta da otto ( numero fondamentale della ritualità templare che si ripete spesso nell&#039;armonia &amp;quot;numerica&amp;quot; della cappella stessa) pilastri che dovevano definire il posto delle sepolture degli avi intorno al &amp;quot;mistero Magistrale&amp;quot; del Cristo velato. Queste due preparazioni sono un vero e proprio &amp;quot;testo&amp;quot; medico-anatomico, costruite su due scheletri (maschile e femminile) strutturando organi &amp;quot;induriti&amp;quot; da preparati distillati dal Maestro con &amp;quot;ricostruzioni&amp;quot; di sostegno ottenute e colorate con materiali &amp;quot;alchemici&amp;quot; sempre provenienti dall&#039;officina del Sansevero. Ancora un ultimo accenno allo scomparso passaggio che il principe aveva voluto per discendere dal palazzo alla cappella, e che presentava sui due lati un orologio dotato di un particolare impianto di carillon a campane ospitato nel tempietto rituale (che ancora si trova in alcune, interessanti, costruzioni antiche), particolare &amp;quot;faro&amp;quot; per indicare &amp;quot;a chi aveva occhi ed orecchie&amp;quot; il sito iniziatico. Il tempietto era ottagonale ed otto erano le colonne che ne reggevano la cupoletta; il mirabile meccanismo ideato dal principe, che vi era nascosto, permetteva di eseguire qualsiasi motivo percuotendo col pugno una serie di grossi tasti rotondi che corrispondevano ai vari suoni delle campane. Anche questa meraviglia meccanica del genio creativo &amp;quot;minore&amp;quot; del principe fu abbattuta dai famigliari dopo la sua morte per far sedimentare l&#039;imbarazzante ricordo della fama stregonesca del parente &amp;quot;grande iniziato&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>dracula</title>
		<category>fantasmi</category>
		<pubDate>2008-04-04T19:29:31Z</pubDate>
		<description>Nel 1431 nasceva Vlad, figlio di Vlad Drakul, principe in Valacchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domin&amp;ograve; dal 1456 al 1462, con estrema crudelt&amp;agrave; e divent&amp;ograve; famoso per la sua abitudine di impalare i nemici.In romeno &amp;quot;drac&amp;quot; significa &amp;quot;demone&amp;quot; ed il suo nome corrispondeva pi&amp;ugrave; o meno a &amp;quot;Figlio del demonio&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dicembre del 1476 Vlad mori&amp;igrave; nella battaglia contro i turchi, e venne sepolto nel monastero di Snagov ma nel 1931 la sua tomba venne riaperta e i suoi resti non furono trovati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche dopo la sua morte Dracula continu&amp;ograve; a perseguitare la povera gente del villaggio, molti videro una figura rassomigliante aggirarsi nei pressi del castello...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa leggenda ispir&amp;ograve; Bram Stoker che pubblic&amp;ograve; il suo libro nel 1897.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutt&#039;ora la Transilvania &amp;egrave; conosciuta come la &amp;quot;terra dei Vampiri&amp;quot; ed &amp;egrave; li che maggiormente vive ancora la paura per questa creatura, un timore che mantiene viva la leggenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://i41.servimg.com/u/f41/12/21/50/71/dracul10.jpg&quot; border=&quot;0&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;</description>
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